{"id":14952,"date":"2021-10-08T09:00:50","date_gmt":"2021-10-08T07:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.viverevegan.org\/?p=14952"},"modified":"2021-10-07T19:17:19","modified_gmt":"2021-10-07T17:17:19","slug":"orrore-alle-isole-faroe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.studioinformatico.net\/viverevegan\/orrore-alle-isole-faroe\/","title":{"rendered":"Orrore alle Isole Faroe"},"content":{"rendered":"<h3>In nome della tradizione, ogni anno, vengono uccisi un numero altissimo di animali. E&#8217; questo il caso della mattanza di delfini che avviene nelle isole Faroe, in Danimarca. La foto di copertina -di Sea Shepherd- ritrae un momento di questo orrore.<\/h3>\n<hr \/>\n<p>Non che la gente comune sappia un gran che delle isole Faoer, che salgono alla ribalta della cronaca in genere una volta all\u2019anno sempre nella stessa occasione: quando i suoi abitanti si dilettano a fare strage di delfini e balene. Si tratta di un gruppo di 18 isole, lass\u00f9 nel nord, tra Scozia, Islanda e Norvegia, territori autonomi, ma appartenenti alla Danimarca, orgogliosamente estranee al Trattato di Schengen; autorizzate di conseguenza a non rispettare una normativa europea del 1992, che ripudia qualsiasi forma di caccia ai cetacei. La popolazione complessiva, poco pi\u00f9 di 52.000 persone si legge, pu\u00f2 godere di un tenore di vita che da un po\u2019 di anni a questa parte viene considerato molto pi\u00f9 che accettabile.<\/p>\n<h2>Grindadrap<\/h2>\n<p>E\u2019 in questo contesto che in un lontano passato si era andato insediando il cosiddetto <strong><em>Grindadrap<\/em><\/strong>, termine impropriamente tradotto come caccia alla balena, appuntamento annuale di caccia ai globicefali , grossi cetacei chiamati anche delfini e balene pilota, la cui carne un tempo costituiva cibo importante per gli abitanti. Ma col tempo la motivazione alimentare \u00e8 andata totalmente scomparendo e non solo per le mutate condizioni economiche, che non la richiedono, ma perch\u00e8: la loro carne \u00e8 talmente impregnata di mercurio che il suo consumo pu\u00f2 essere nocivo al punto da sconsigliarlo fortemente soprattutto a bambini e donne incinte, come ha stabilito un documento della <strong>Faroese Food and Veterinary Authority<\/strong> nel giugno 2011.<\/p>\n<h2>In nome della tradizione<\/h2>\n<p>Oggi questa caccia ha come unica giustificazione al proprio sopravvivere il richiamo al valore della tradizione, in nome della quale ogni anno molte centinaia di animali vengono trucidati con una crudelt\u00e0 difficile persino da descrivere: i grossi mammiferi sono spinti dalle barche in una baia e, quando ogni possibilit\u00e0 di fuga \u00e8 loro interdetta, si procede al massacro con coltelli, arpioni, addirittura trapani: il lavoro \u00e8 lungo da portare a termine, l\u2019agonia non finisce mai e gli animali terrorizzati, aspettano il loro turno, sommersi da un mare di sangue, mentre assistono ai disperati tentativi dei loro compagni di sottrarsi alla carneficina: femmine incinte, cuccioli, maschi: nulla importa. Quelli che dovrebbero essere i cadaveri, ma troppo spesso sono animali feriti, vengono poi portati sulla spiaggia, allineati con una certa cura e lasciati a contorcersi in bella vista davanti allo sguardo del pubblico, di cui fanno parte donne e bambini, le une a celebrare il machismo dei loro uomini, gli altri ad imparare la lezione. Una gran bella festa, insomma, in cui tutto si ferma perch\u00e9 ogni sguardo deve essere rivolto a quegli uomini immersi fino alla cintola nel mare diventato di sangue.<\/p>\n<h3>Che dire? Le parole a volte mancano perch\u00e9 il linguaggio non sempre dispone di termini in grado di descrivere la ricchezza delle oscenit\u00e0 che la specie umana sa ideare.<\/h3>\n<h2>Gli umani: belve assetate di sangue<\/h2>\n<p>Lo spaventoso spettacolo a quanto pare riesce a supereccitare i maschi locali coinvolti: se gli studiosi riferiscono di un documento, <strong>Sheep Letter<\/strong>, che gi\u00e0 nel 1298 imponeva limitazioni al numero di balene da uccidere, si deve dedurre che l\u2019attivit\u00e0 prendesse loro la mano e gi\u00e0 da allora esagerassero forse un po\u2019. Non diversamente da quanto successo in questi giorni, oltre 7 secoli pi\u00f9 tardi: il numero di animali uccisi vicino a 1500 \u00e8 considerato il pi\u00f9 grande mai raggiunto prima, cos\u00ec grande da suscitare, oltre ad uno scandalo mondiale, una sorta di reazione imbarazzata da parte della stessa popolazione locale nonch\u00e9 un\u2019esternazione di pur parziale condanna da parte della <strong>Commissione Internazionale per la caccia alle balene<\/strong>, che, bench\u00e8 non famosa per particolare sensibilit\u00e0 in difesa delle stesse, ha riconosciuto una certa esagerazione nel portare a termine il massacro. Qualcosa \u00e8 esondato: le belve assetate di sangue, incapaci di fermarsi una volta iniziato, non hanno affatto le sembianze di lupo o leone, a cui siamo soliti attribuire questo genere di istinti mortiferi: perch\u00e9 l\u2019uno e l\u2019altro, riempita la pancia, si sdraiano e si girano dall\u2019altra parte. Hanno invece quelle inconfondibili dell\u2019Homo Sapiens, impegnato a nutrire non tanto il proprio stomaco, che prima o poi si riempie, quanto un Io in cerca di presunte conferme al proprio valore, misurato sulla capacit\u00e0 di distruggere l\u2019altro: e di questo l\u2019Io non si sazia mai.<\/p>\n<h2>La caccia: soddisfare il desiderio di uccidere<\/h2>\n<p>Il nostro sbigottimento per altro non dovrebbe avere ragion d\u2019essere: dovremmo esserci abituati, perch\u00e9 si tratta delle dinamica sempre in atto nel corso delle battute di caccia anche agli animali di terra, quando i cacciatori non vorrebbero mai fermarsi, presi da quel sacro furore, che anche i legislatori moderni conoscono pi\u00f9 che bene. Non \u00e8 un caso, infatti, che le leggi di ogni paese pongano limiti: solo in certi giorni, solo in certe ore, solo contro un numero stabilito di animali si pu\u00f2 soddisfare il desiderio di uccidere. In assenza di regole, il sacro fuoco dello sterminio brucerebbe infinite vittime, come dimostrano i terreni ricoperti di cadaveri, poco importa se di cinghiali o di uccellini minuscoli, piantonati da alcuni dei volenterosi esecutori, che si fanno immortalare con orgogliosi sorrisi di soddisfazione, quando sono incuranti delle norme.<\/p>\n<p>Nulla di diverso, se vogliamo allargare il discorso, dal delirio distruttivo che pu\u00f2 animare le stragi di umani, quando soldati vittoriosi assecondano una pulsione perversa a massacrare ogni vivente, al di fuori di qualunque pur discutibile \u201cutilit\u00e0\u201d. Insomma noi umani siamo insuperabili: qualche esempio istruttivo: nella notte di San Bartolomeo (1572), i cattolici uccisero tra 5 e 10.000 protestanti: in nome della stessa religione di pace ed amore. In una sola notte . Se il passato \u00e8 una terra straniera che pensiamo di non abitare pi\u00f9, nel 1995 la citt\u00e0 di Sebrenica di morti, musulmani bosniaci, ammazzati a freddo da quelli che fino a non molto tempo prima potevano essere stati i loro vicini di casa, ne ha contati oltre 8000.<\/p>\n<h2>Siamo la specie pi\u00f9 ferale che esista<\/h2>\n<p>Lo studioso <strong>Y. N. Harari<\/strong>, nel definire con dovizia di dimostrazioni la nostra specie come <em>la pi\u00f9 ferale che esista negli annali di biologia<\/em>, visto il nostro passato e il nostro presente, auspica l\u2019emergere di una motivazione a proteggere le specie che sono ad oggi riuscite a scampare alla nostra distruzione <em>in modo particolare i grandi animali degli oceani<\/em>. E\u2019 probabile che il suo prezioso libro, <strong><em>Da animali a dei,<\/em><\/strong> gli abitanti delle isole Foer non lo abbiano letto e non abbiano potuto accogliere l\u2019accorato suggerimento: ci si aspetterebbe comunque una pur minima consapevolezza di chi sono quegli animali che da secoli ininterrottamente si ostinano con tanta convinzione ad uccidere. Ne saprebbero forse qualcosa, da rudi uomini di mare quali sono avvezzi ad imparare dall\u2019esperienza e non dai libri, se il loro interesse non contemplasse solo la scelta degli strumenti pi\u00f9 brutali e mortiferi.<\/p>\n<h2>Delfini<\/h2>\n<p>Chi ama occuparsi della loro vita, anzich\u00e9 della loro morte, racconta per esempio che i delfini sono animali molto intelligenti, veloci, dotati di autocoscienza, quindi consapevoli delle circostanze in cui si trovano. La descrizione di uno di loro data dal famoso oceanografo <strong>Jacques Cousteau<\/strong> \u00e8 struggente: costretto in un acquario, mor\u00ec picchiando il cranio contro i bordi della \u201cpiscina\u201d in cui veniva tenuto segregato solo per sollecitare lo stupore divertito del pubblico davanti alla sua obbedienza: fu il figlio <strong>Jean-Michel<\/strong> a parlare di <em>suicidio puro e semplice<\/em> e ad affermare <em>Abbiamo ucciso un delfino disperato con i nostri maltrattamenti e la nostra indifferenza<\/em>. <strong>Ric O\u2019Barry<\/strong>, colui che cattur\u00f2 e istru\u00ec i cinque delfini della serie Tv <strong><em>Flipper<\/em><\/strong>, trasmessi con grande successo tra il 1964 e il 1967, racconta invece di come una di loro, <strong>Kathy<\/strong>, decise deliberatamente di non respirare pi\u00f9 e di morire. <em>Uso la parola suicidio con trepidazione, ma non conosco altra parola per definire quello che ho visto<\/em>. Se il suicidio \u00e8 un\u2019evenienza assolutamente drammatica quando coinvolge un umano, perch\u00e9 testimonia di una vita talmente insopportabile da rinnegare se stessa, quando messo in atto da un nonumano annichilisce: perch\u00e9 loro, pi\u00f9 di noi, appaiono immersi nella propria natura corporea, indifesi come bambini, alieni dalla possibilit\u00e0 di inventarsi un aldil\u00e0 che ripaghi delle ingiustizie terrene, laddove noi adulti possiamo avere a disposizione meccanismi complessi di difesa e sublimazione del dolore.<\/p>\n<h3>Ecco: stiamo parlando di animali che sperimentano il dolore fisico, ma anche emozioni grandi, dotati di istinto materno e di sentimenti filiali, soggetti al desiderio, alla gioia, alla tristezza, ahim\u00e8 al terrore; sanno essere gentili ed amichevoli.<\/h3>\n<p>Ecco: questi esseri che sono meraviglie della natura, portatori di bellezza e incantamento, questi esseri che ci appaiono maestosi, liberi e fieri mentre li osserviamo dalle navi, sono quelli torturati e uccisi nel cuore della civilissima Europa: per rispettare la tradizione.<\/p>\n<p>La tradizione, bisogner\u00e0 pur chiarirlo, non giustifica proprio nulla, perch\u00e9 non conta neppure sulla forza di un\u2019argomentazione, ma si limita a richiamarsi alla consuetudine: si fa perch\u00e9 si \u00e8 sempre fatto: non esattamente un capolavoro di speculazione mentale.<\/p>\n<h2>Rispetto per tutte le forme viventi<\/h2>\n<p>Ma nulla rimane immutabile, perch\u00e9 sono gli individui che attuano il passaggio da una generazione all\u2019altra, e gli individui cambiano: ogni generazione \u00e8 portatrice di valori diversi in contrasto con quelli delle generazioni precedenti, tanto pi\u00f9 in tempi di rivolgimenti velocissimi quali sono quelli attuali. Le persone modificano i loro comportamenti in funzione del contesto e rifiutano i vecchi modelli quando risultano privi di senso, non sintonici con un pensiero che si \u00e8 trasformato. Senza contare che parlare di cultura significa riferirsi ad un\u2019idea di civilizzazione, affinamento ed evoluzione dei costumi, significa riferirsi ad un progresso verso il rispetto per tutte le forme viventi: significa ampliamento della coscienza.<\/p>\n<p>Manifestazioni che hanno avuto origine in tempi lontani facilmente contemplavano un uso distorto degli altri animali, perch\u00e8 si trattava di tempi, in cui il rispetto per loro era pressoch\u00e8 sconosciuto. Ma negli ultimi decenni e ancor di pi\u00f9 negli ultimi anni hanno avuto luogo potenti cambiamenti nella cultura dei diritti, anche di quelli animali. Le conoscenze etologiche, se mai ce ne fosse stato bisogno, hanno tolto ogni alibi: sappiamo con certezza che tutti sono in grado di provare dolore fisico; molti anche malessere emotivo; sanno soffrire, gioire, godere; sperimentare ansia, paura, depressione; sono stati riconosciuti come esseri senzienti (<strong>Trattato di Lisbona<\/strong>; 2009); molti di loro (mammiferi!!! come balene e delfini!!!, uccelli, persino alcuni invertebrati quali il polpo) come dotati di autoconsapevolezza (<strong>Dichiarazione di Cambridge<\/strong>; 2012). Esiste una <strong>Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali<\/strong> (1978); un <strong>Manifesto per l\u2019Etica Antispecista<\/strong> (2002); \u00e8 andata crescendo in modo esponenziale la sensibilit\u00e0 nei loro confronti: se vogliamo parlare di cultura, \u00e8 questa la cultura in cui siamo immersi oggi nel mondo occidentale, nella civilissima Europa del massacro dei cetacei, cultura assolutamente distonica nei confronti del loro abuso.<\/p>\n<p>Agli abitanti delle Faoer \u00e8 attribuita la convinzione che il massacro rituale sia per loro fondamentale per sentirsi<em> faroesi: <\/em>ci si pu\u00f2 solo augurare che l\u2019informazione non corrisponda a verit\u00e0. Perch\u00e9 far coincidere la propria identit\u00e0 con quella di entusiastici massacratori di esseri senzienti, coscienti, terrorizzati e dolenti significa riconoscere come costitutiva del proprio modo di essere la parte sadica e crudele di s\u00e9 stessi. Il ch\u00e8 sarebbe innegabile fonte di estrema preoccupazione per tutti.<\/p>\n<h2>I bambini<\/h2>\n<p>Come ulteriore fonte di preoccupazione \u00e8 il fatto che alle Foer i bambini facciano da pubblico alla manifestazione, che, considerata gioioso momento di festa, li richiama ad osservare ed imparare una lezione che entrer\u00e0 a far parte anche della loro identit\u00e0. E\u2019 in atto uno scandaloso fallimento del concetto di educazione quale scuola di rispetto, di empatia, di condivisione. Nel condurli a fare da pubblico alla sofferenza delle vittime indifese, si insegna loro a negare la compassione, perch\u00e8 il suo insorgere comporterebbe un giudizio di scarso machismo, di fragilit\u00e0 ed emotivit\u00e0, di una delicatezza indegna dell\u2019ideale l\u00ec condiviso che identifica virilit\u00e0 con crudelt\u00e0, coraggio con durezza. La direzione imposta \u00e8 quella dell\u2019analfabetismo emotivo, che non rimarr\u00e0 circoscritto nel perimetro della manifestazione in atto, ma sar\u00e0 un tassello nella formazione della personalit\u00e0 adulta di questi bambini. Lo sviluppo dell\u2019empatia, a partire da una sorta di identificazione e di simpatia verso gli esseri pi\u00f9 deboli, di qualunque specie, rende gli individui meno aggressivi e pi\u00f9 disponibili verso gli altri; la sua negazione procede in direzione opposta: un <a href=\"http:\/\/annamariamanzoni.blogspot.com\/p\/documento-psicologi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Documento degli Psicologi<\/strong> <\/a>firmato da centinaia di professionisti, tra cui nomi illustri del panorama nazionale ed internazionale, esprime motivata preoccupazione per il coinvolgimento dei bambini in tutte le situazioni in cui la sofferenza e il maltrattamento degli animali vengono disconosciuti o diventano motivo di festa.<\/p>\n<h2>Gli adulti<\/h2>\n<p>Sugli adulti, a quanto pare, tanti giochi sono ormai stati giocati: non si pu\u00f2 che rammaricarsi comunque che le donne, pur non impiegate in prima linea, approvino tanto convintamente, appiattendo quella che \u00e8 concordemente ritenuta una caratteristica molto pi\u00f9 rappresentata nel genere femminile, quella della propensione all\u2019empatia. Non \u00e8 certo questa l\u2019uguaglianza di genere per la quale da cos\u00ec tanto tempo si lotta.<\/p>\n<p>Sul disappunto espresso dalle autorit\u00e0 e dalla popolazione per l\u2019enorme numero di vittime di quest\u2019anno, non vale neppure la pena dilungarsi: sostenere che, se fossero state la met\u00e0 o solo un po\u2019 di pi\u00f9 non ci sarebbe stato nulla da eccepire \u00e8 solo l\u2019ennesimo insulto alla sofferenza di ogni singolo individuo animale, che \u00e8 assoluta, non relativa al numero degli altri.<\/p>\n<p>Quale che sia lo stato dell\u2019arte delle disposizioni psichiche consolidatesi nella popolazione delle Faoer, \u00e8 fondamentale che la Danimarca, se c\u2019\u00e8, batta un colpo: va tolta ogni forma di salvacondotto legale, ogni autorizzazione a tanta bruttura. E\u2019 fondamentale perch\u00e8, nella mente di molti, i concetti di legalit\u00e0 e di giustizia si fondono; e di giustizia in tutto questo non si intravede neppure un\u2019ombra residua. Non dovrebbe essere difficile: si tratta solo di distinguere la civilt\u00e0 dalla barbarie.<\/p>\n<p><em>Anamaria Manzoni<\/em><br \/>\n<em>per Progetto Vivere Vegan<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h6>testo @ Annamaria Manzoni &#8211; foto @ <a href=\"https:\/\/www.seashepherd.it\/1428-delfini-massacrati-alle-isole-faroe-domenica-notte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sea Shepherd<\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si svolge in nome della tradizione la mattanza di delfini che avviene ogni anno nelle isole Faroe, in Danimarca<\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":14954,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"give_campaign_id":0,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-14952","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-notizie"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Orrore alle Isole Faroe - 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