{"id":5140,"date":"2019-02-05T10:42:30","date_gmt":"2019-02-05T09:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.viverevegan.org\/?p=5140"},"modified":"2020-10-07T11:40:07","modified_gmt":"2020-10-07T09:40:07","slug":"uccidere-per-sport","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.studioinformatico.net\/viverevegan\/uccidere-per-sport\/","title":{"rendered":"Uccidere per sport"},"content":{"rendered":"\r\n\r\n\r\n<h2><span style=\"color: #333333;\">Uccidere per sport<\/span><\/h2>\r\n<h2>&#8220;<em>Tragedia nel bosco: cacciatore spara ad un cinghiale <\/em><em>ma colpisce e uccide un anziano&#8221;. <\/em><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto non ci si possano aspettare notizie confortanti dalle zone di caccia, dove, con armamentario da missione bellica, c\u2019\u00e8 chi va a braccare, ferire, uccidere esseri senzienti, il bollettino delle ultime settimane non pu\u00f2 non lasciare esterefatti: prescindendo per un momento dalle vittime designate, gli animali, dall\u2019inizio della \u201cstagione venatoria\u201d (si chiama cos\u00ec!) morti e feriti umani occupano cronache quotidiane: per il fuoco amico, che colpisce i compagni, per quello amicissimo, sbadatamente diretto contro il proprio piede o la propria spalla, e per quello per nulla amico per cui a caderne vittima sono gli altri, i passanti casuali. Tra questi ultimi trovano posto persone impallinate perch\u00e9 scambiate per fagiani; altri cos\u00ec mimetizzati da suggerire la presenza di un cinghiale, talmente desiderata da allucinarla nel pensiero; ci sono bambini colpiti mentre giocavano in cortile; braccianti impegnati nella raccolta di kiwi, atterrati l\u2019uno dopo l\u2019altro come birilli; volontari alla ricerca di una bambina autistica scomparsa raggiunti da colpi di cacciatori infastiditi dalla loro importuna presenza. <br \/><br \/>Ci sono altri bambini nel ruolo di discepoli portati con s\u00e9 per un precoce imprinting, aggirando spensieratamente non solo norme di legge ma soprattutto minimale senso di responsabilit\u00e0 genitoriale; e ci sono i danni collaterali, accidenti imprescindibili di ogni guerra che si rispetti, che, nella forma di infarto o grave malore, colpiscono cacciatori di solito un po\u2019 ag\u00e9, il cui fisico, ahim\u00e8, come per altro in tante cose della vita, non sostiene debitamente una inalterata passione dei sensi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #333333;\"><em>&#8221; Malore mentre \u00e8 nel capanno, muore cacciatore di 65 anni&#8221;.<\/em><\/span><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma i dieci morti e i circa 25 feriti umani, che sono il bilancio in continuo aggiornamento di questo inizio \u201cstagione\u201d, meriterebbero un interesse di cui non si vede traccia nelle istituzioni: la caccia non solo non si tocca, costi quel che costi, ma continua a godere imperterrita delle sovvenzioni destinate agli sport, perch\u00e9 tale \u00e8 considerata; incredibilmente non solo in base ad un barlume di senso etico per cui non vi pu\u00f2 essere nulla di sportivo, nel senso di leale, corretto e rispettoso, nell\u2019andare ad uccidere esseri indifesi, ma neppure volendosi attenere alla definizione letterale di \u201csport\u201d data dalla Commission of the European Communities WHITE PAPER ON SPORT (luglio 2007), fatta propria dal CONI, secondo cui il termine si riferisce a \u201cqualsiasi attivit\u00e0 fisica che abbia per obiettivo l\u2019espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l\u2019ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli\u201d. <br \/><br \/>Le \u201crelazioni sociali\u201d e le \u201ccondizioni fisiche\u201d cos\u00ec care all\u2019attivit\u00e0 venatoria sono quelle di cui sopra, che, per imperizia, imprudenza, superficialit\u00e0, incompetenza, discontrollo emotivo, deliri di onnipotenza, dato l\u2019accesso, per certificata idoneit\u00e0 psicofisica, al fucile caricato a pallettoni, comportano l\u2019evenienza che tali relazioni risultino mortifere, quindi non esattamente in fase di implementazione e sviluppo come vorrebbe l\u2019autorevole libro bianco: non esiste stagione di caccia che non si concluda con decine di morti e un numero di gran lunga superiore di feriti [1]: il ch\u00e8 testimonia la natura niente affatto accidentale delle vittime umane, che sono invece intrinseche alle dinamiche venatorie.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #333333;\"><em>&#8220;Abbattuti 59 caprioli nel primo giorno di caccia&#8221;.<\/em><\/span><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alle condizioni psichiche, beh il discorso, nella sua complessit\u00e0, risulta quanto mai interessante. A partire dalla considerazione che la caccia, per gli occidentali, \u00e8 attivit\u00e0 di svago e fonte di piacere, alternativa ad una partita a tennis o a calcetto, per intenderci; le motivazioni reali che ne sono alla base sono offerte generosamente dai diretti interessati, i cacciatori, i quali, nei loro siti, la celebrano in estasi con espressioni che diventano mantra: palpitante avventura, eccitazione, magia, ardore, passione, ebbrezza, euforia: se non altro si deve dar loro atto di ottime competenze introspettive, nell\u2019autoriconoscimento di emozioni e stati d\u2019animo. Per calare i discorsi nell\u2019attualit\u00e0, \u00e8 di questi giorni la notizia che Zlatan Ibrahimovic un po\u2019 annoiato nell\u2019attesa di una chiamata del Milan, sia \u201cvolato in Turchia per dedicarsi a quella che \u00e8 la sua pi\u00f9 grande passione dopo il calcio: la caccia\u201d. Nella speranza che la chiamata arrivi quanto prima, ci si pu\u00f2 rallegrare che nella sua vita ci sia una cosa, anche se una sola, che lo appassiona pi\u00f9 dell\u2019uccidere animali. <br \/><br \/>Temendo comunque di trovare ben poca condivisione al di fuori della loro rassicurante e autoreferenziale cerchia e ben sapendo di quanto la loro passione da una fiumana in crescita di detrattori venga connotata come pesante disvalore anzich\u00e9 estasi mistica, i cacciatori fanno poi seguire giustificazioni ideali, riferite all\u2019 amore per la natura, al dovere di civilt\u00e0 e alla missione ecologica di cui si sentono portatori: il tutto sintetizzato nel concetto di \u201ccaccia buona\u201d, distorsione linguistica al servizio della mistificazione della realt\u00e0, a cui, dal momento che la guerra pu\u00f2 essere preventiva o di difesa e l\u2019amore pu\u00f2 essere criminale, ci sar\u00e0 sempre qualcuno disposto a credere o a fingere di farlo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<h2 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #333333;\"><em>&#8220;Il piccolo rinoceronte chiama la mamma uccisa dai bracconieri&#8221;<\/em><\/span><\/h2>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La difesa ad oltranza della loro attivit\u00e0 suggerisce ai cacciatori di bypassare prudentemente il punto di vista delle vittime : grandi assenti, nelle loro descrizioni, sono gli animali, il loro terrore, la disperata fuga per la salvezza, il ferimento, gli spasmi, l\u2019agonia talvolta interminabile, la disperazione di cuccioli vicino alle madri morte, l\u2019annichilimento delle madri davanti al corpo immobile dei figli. Assenti sono \u201cil cervo senza scampo che chiede grazia con le sue lacrime\u201d (Montaigne); la cerva che assiste il maschio ferito, con la testa levata al cielo e l\u2019espressione piena di cordoglio (Tolstoj). Quelli che ansimano increduli nei filmati dai luoghi della carneficina: volpi stanate da buche profonde, rifugio vano da cani che le estraggono strappando loro la pelle, e aprono la strada al cacciatore di turno, appostato nei dintorni. <br \/><br \/>E\u2019 un guardiacaccia, Giancarlo Ferron[2], che racconta di caprioli in fuga, inseguiti per giorni, che corrono con la schiuma alla bocca, senza pi\u00f9 fiato, tremanti e sfiniti con la bocca spalancata per la fame d\u2019aria; racconta di cacciatori che hanno due o tre mute di cani, per sostituire quella sfiancata nell\u2019inseguimento di un capriolo, che lui per\u00f2 di sostituti non ne ha; ancora racconta di animali che si suicidano buttandosi dalle rocce, pur di sottrarsi allo sbranamento annunciato dai latrati che si fanno pi\u00f9 vicini. Nessun animale, lo sappiamo bene, pu\u00f2 sottrarsi alla furia omicida dei cacciatori, che siano elefanti o uccellini di pochi grammi: \u201csparerebbero pure alla colomba dello Spirito santo\u201d, sentenzia un bambino nel colorito spirito napoletano[3], che bene compendia l\u2019impulso ad andare ad ammazzare esseri di ogni genere e taglia, che volino, corrano, che siano miti o aggressivi: purch\u00e8 respirino.<br \/><br \/>La descrizione degli \u201cannessi e connessi\u201d dell\u2019attivit\u00e0 venatoria pu\u00f2 sfidare per tasso di crudelt\u00e0 quella che trasuda dai tanti musei della tortura, sparsi nelle nostre citt\u00e0, a imperitura testimonianza della profondit\u00e0 del male che l\u2019essere umano sa creativamente produrre: ci sono uccellini impigliati nelle reti, quelli accecati cos\u00ec da richiamare con il canto i loro consimili; quelli ingabbiati per il medesimo scopo ; c\u2019\u00e8 l\u2019infierire ignobile contro animali spossati dalla migrazione o dallo sforzo di sopravvivere a inondazioni, terremoti o altre calamit\u00e0. Addestrare i cani ad estrarre a morsi animali dalle tane per sparargli addosso \u00e8 attivit\u00e0 per la cui connotazione il linguaggio non dispone di aggettivi appropriati ; non ne dispone per definire il piacere di uccidere orsi in letargo; oppure elefanti o leoni dal sedile di un elicottero; ulteriori perversioni, gi\u00e0 diffuse in altri continenti, tra cui quella di sparare ad animali esotici, intrappolati in stretti recinti (canned hunts \u00e8 l\u2019espressione usata) dopo la dismissione da circhi e zoo o cresciuti come pet una volta sottratti da neonati alle madri, non sono ad oggi penetrate nel nostro territorio. Ma non c\u2019\u00e8 da preoccuparsi: basta spostarsi, perch\u00e9 il turismo venatorio supplisce generosamente a questo fastidioso limite, basta pagare, dal momento che i capi uccisi devono giustamente essere remunerati con generosit\u00e0 ai legittimi proprietari. <br \/><br \/>Un discorso a parte meriterebbero poi altre vittime animali, i cani, trasformati in aiutanti killer mediante un addestramento vigoroso: le cronache raccontano dell\u2019abbandono e della soppressione dei \u201csoggetti\u201d non idonei, della detenzione in gabbie che sono prigioni per tutto il tempo non destinato alle battute, di quelli da annoverare tra le vittime accidentali di colpi sparati a casaccio. A completamento, \u00e8 una novella cacciatrice, Catia, a fornire nella sua intervista un grazioso particolare, quello tanto diffuso da meritare un termine ad hoc, la frustata, vale a dire una fucilata che abitualmente i cacciatori sparano nel sedere di cani disobbedienti o lenti nell\u2019apprendimento (\u201cla famosa frustata\u201d dice, dando bene l\u2019idea della sua diffusione), metodo di addestramento da cui lei per\u00f2 si vanta di smarcarsi.[4] Ora, oltre a spietatezza, soprusi, crudelt\u00e0, esplode in tutto il meccanismo venatorio un ancestrale bisogno di sangue, che spesso esonda in un crescendo di esaltazione, in un delirio fuori controllo, che lascia sul terreno vere e proprie carneficine: non basta mai, tanto che leggi pur tanto permissive, al servizio di una pi\u00f9 che compiacente politica, devono porre dei limiti al tempo del cacciare e al numero delle vittime da uccidere, supplendo con le restrizioni normative all\u2019assenza di quelle etiche.<br \/><br \/>Non a caso, il parallelismo tra caccia e guerra \u00e8 stato colto in ogni epoca, essendo l&#8217;una e l&#8217;altra attivit\u00e0 connesse dalla stessa essenza basata su uccisioni di massa: la caccia \u00e8 sempre stata considerata una raffigurazione ritualizzata della guerra[5], un sostituto ugualmente sanguinario, ma tanto pi\u00f9 rassicurante vista la sproporzione delle forze in campo, nonch\u00e8 la non belligeranza degli animali che, nemici inconsapevoli di esserlo, cercano solo di fuggire. Se la causa pi\u00f9 profonda della reiterazione delle guerre, come diceva gi\u00e0 Freud, sta tutta nelle pulsioni aggressive e distruttive, insite nell\u2019uomo, altrettanto si pu\u00f2 sostenere a proposito della caccia, l&#8217;una e l&#8217;altra da porre in contesti in grado di fare emergere la nostra ombra pi\u00f9 oscura, le nostre parti pi\u00f9 nascoste e abiette.<br \/><br \/>Alla luce di tutto ci\u00f2, si impone la necessit\u00e0 di scrutare di pi\u00f9 nelle emozioni e nei pensieri dei cacciatori[6], alla ricerca dell\u2019origine di quel vuoto etico che \u00e8 il brodo di cultura della loro passione; si viene cos\u00ec a contatto con elementi che dovrebbero essere fonte di grande preoccupazione per chiunque abbia a cuore la condizione psichica delle persone, come sostiene di fare il CONI: nei loro comportamenti prepotenti e brutali la fa da padrona quella assenza di empatia che esonda in psicopatia nel piacere dichiarato di essere artefici dell\u2019estrema sofferenza e della morte di esseri senzienti. Soprattutto appare virulenta una forma grave di sadismo, nell\u2019accezione psicologicamente corretta del termine, che lo definisce quale \u201ctratto del carattere proprio di chi si compiace della crudelt\u00e0\u201d , e lo collega a istanze innate o ad una risposta a frustrazioni e umiliazioni; diretto alla ricerca di un piacere generato dal dolore provocato o del senso di potenza personale che deriva dalla capacit\u00e0 di sopraffarre l\u2019altro.[7]<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esiste anche un\u2019altra accezione di sadismo, che \u00e8 strettamente connessa alla sessualit\u00e0, nello specifico ad una sua perversione : ed \u00e8 anche in questa direzione che vanno espandendosi studi sulla personalit\u00e0 dei cacciatori, nel cui inconscio si troverebbe un vaso di Pandora di elementi sessuali repressi. Lo afferma la psicologa clinica Margaret Brooke-Williams secondo cui il sentimento di potenza che l\u2019attivit\u00e0 venatoria comporta \u00e8 in grado di offrire temporaneo sollievo al disagio esperito dai cacciatori. Teoria suffragata dallo psicologo sociale Rob Alpha secondo cui nella pulsione sessuale e nella compulsione a cacciare e uccidere vengono attivate le stesse aree cerebrali. Alle spalle, una tradizione corposa, dal momento che gi\u00e0 lo psichiatra Karl Manninger (1893-1990) sosteneva che il sadismo tipico della caccia rappresenta le energie distruttive e crudeli dell\u2019uomo verso le creature pi\u00f9 indifese[8]. La caccia, come la guerra, d\u00e0 forma a pulsioni aggressive, a cui vengono dati significati di comodo, crea dipendenza e desiderio di ripetizione; si va ad uccidere spinti da aspetti della propria personalit\u00e0, ma poi \u00e8 lei a modificare i cacciatori nella reiterazione degli stessi atti: niente viene sperimentato e vissuto senza che ne restino tracce che ci modificano.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In attesa di ulteriori spunti dalle ricerche in corso, \u00e8 interessante sottolineare che quello della caccia \u00e8 un territorio in cui la prevalenza maschile raggiunge percentuali bulgare e in cui l\u2019accesso delle donne \u00e8 visto con l\u2019evidente fastidio che sempre provoca l\u2019ingresso femminile in aree in cui il machismo \u00e8 tratto distintivo: non \u00e8 casuale che il primo convegno internazionale di donne cacciatrici, tenutosi a Riva del Garda lo scorso settembre, sia stato completamente ignorato dai colleghi maschi. Un po\u2019 diversa da quella italiana la situazione nei paesi nordici, dove la presenza femminile nell\u2019universo venatorio \u00e8 maggiore: ci\u00f2 quale conseguenza della convinzione che parit\u00e0 significhi adattamento agli standard maschili, standard che, in quei paesi, sono incistati in una cultura, che, per esempio, celebra e ritualizza l\u2019ingresso dei bambini nell\u2019et\u00e0 adulta con il dono del fucile e la partecipazione alla prima battuta: grande uguale cacciatore insomma. Emblematica \u00e8 la situazione della Norvegia, dove la caccia \u00e8 sostenuta e praticata dal 70% della popolazione e la presenza femminile si attesta intorno al 30%. Per analogia, si pu\u00f2 pensare all\u2019ingresso delle donne nelle forze armate: se ci riferiamo al nostro paese, il Parlamento lo ha autorizzato nel 1999: ad una ventina di anni di distanza, risulta evidente che la chiamata alle armi ha conservato uno scarso appeal, essendo la presenza delle donne nelle Forze Armate ferma intorno al 5%: resta da noi saldamente radicata l\u2019idea che l\u2019impegno militare risponda alla logica di un universo maschile. Ben diversa la situazione nella gi\u00e0 nominata Norvegia, in cui invece il servizio militare \u00e8 obbligatorio per uomini e donne, sempre in funzione del postulato che parit\u00e0 di genere significhi da parte delle donne accoglimento acritico dei punti di vista maschili. Il discorso porta lontano, ma il parallelismo tra caccia e guerra, unificate dal comune uso delle armi, dalla disponibilit\u00e0 ad uccidere, dall\u2019assunzione di una filosofia di vita aggressiva, \u00e8 innegabile punto di partenza dei necessari approfondimenti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di tutto quanto detto nulla importa alle vittime animali della caccia, impotenti a sottrarsi a quell\u2019orgia di violenza di cui devono subire l\u2019inenarrabile dolore, ma deve essere occasione di una rivisitazione della realt\u00e0, a fare inizio dalla decostruzione della mistificazione, vale a dire dell\u2019attribuzione di un falso significato, attualmente in atto: se attivit\u00e0 sadiche, tese alla sopraffazione, al sangue e alla morte di vittime inermi sono legalizzate e incentivate dalle istituzioni, se vengono definite salutari da organismi internazionali, se sono giudicate utili al miglioramento delle condizioni psichiche e all\u2019implementazione delle relazioni sociali di chi le pratica, beh allora la distinzione tra giusto e ingiusto, lecito ed illecito, civile ed incivile non pu\u00f2 che collassare, con tutte le conseguenze del caso. La mistificazione in atto \u00e8 implicitamente sostenuta in tanti modi: per esempio con la vendita delle armi accanto agli sci o ai costumi da bagno nei negozi sportivi, giusto per sdoganare l\u2019idea che farsi una nuotata o massacrare un cinghiale \u00e8 solo una questione di gusti individuali. Per non parlare dell\u2019ingresso sciagurato nelle scuole di cacciatori come testimonial della difesa del territorio: quando descrivono se stessi quali amanti della natura e degli esseri viventi che la popolano, godono della legittimazione derivante dall&#8217;investimento ufficiale da parte dell&#8217;istituzione scolastica. La loro posizione \u00e8 rafforzata dal legiferare irresponsabile delle istituzioni che sostengono, con inossidabile caparbiet\u00e0, l\u2019utilit\u00e0 della caccia e ne indeboliscono sempre di pi\u00f9 le restrizioni a vantaggio di cacciatori sempre insoddisfatti, che reclamano di poter \u201cconcludere\u201d in santa pace la stagione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Utilit\u00e0 della caccia? Concludere la stagione? Colpevolizzazioni di animali, introdotti dall\u2019uomo, che devastano le culture? &#8220;Prelievi&#8221; di animali?<br \/>Il primo atto rivoluzionario \u00e8 chiamare le cose con il loro nome, ha detto Rosa Luxembourg: applicato alla caccia, questo compito corrisponde all\u2019imparare un\u2019altra lingua.<\/p>\r\n\r\n\r\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">[1] Per conoscere i numeri esatti, si consulti il sito www.vittimedellacaccia.org, che possiede archivi dal 2007 e aggiorna costantemente i dati.<br \/>[2] \u201cIl suicidio del capriolo\u201d, Giancarlo Ferron; Biblioteca dell\u2019Immagine 2003<br \/>[3] \u201cNessun porco \u00e8 signorina\u201d, Marcello D\u2019Orta; Mondadori 2008<br \/>[4] http:\/\/www.sabinemiddelhaufeshundundnatur.net\/ale\/caccia_intervista.htm<br \/>[5] Argomento trattato in \u201cFinch\u00e8 non lo vedrai cadere esangue\u201d, in \u201cIn direzione contraria\u201d di Annamaria Manzoni, Sonda2009;<br \/>[6] Si veda \u201cAi cacciatori il posto d\u2019onore\u201d in \u201cSulla cattiva strada\u201d di Annamaria Manzoni; Sonda 2014<br \/>[7] \u201cNuovo Dizionario di Psicologia\u201d, Umberto Galimberti, Feltrinelli 2018<br \/>[8] https:\/\/www.feelguide.com\/2016\/11\/07\/hunting-linked-to-psychosexual-inadequacy-the-5-phases-of-a-hunters-life-of-sexual-frustration\/<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Annamaria Manzoni <\/em><br \/><em>Progetto Vivere Vegan Onlus<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" width=\"85\" height=\"85\" class=\"wp-image-5230\" src=\"https:\/\/web.studioinformatico.net\/viverevegan\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/annamaria-manzoni-ritratto-2.png\" alt=\"\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La pecora nera<br \/>Testi di Annamaria Manzoni, psicologa, psicoterapeuta, scrittrice. Per riconoscere e contrastare le ingiustizie contro gli animali, sostenute dal pensiero comune.<\/em><\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uccidere per sport &#8220;Tragedia nel bosco: cacciatore spara ad un cinghiale ma colpisce e uccide un anziano&#8221;. 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