{"id":7608,"date":"2020-05-07T14:03:06","date_gmt":"2020-05-07T12:03:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.viverevegan.org\/?p=7608"},"modified":"2020-08-09T12:33:05","modified_gmt":"2020-08-09T10:33:05","slug":"vita-e-morte-negli-zoo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.studioinformatico.net\/viverevegan\/vita-e-morte-negli-zoo\/","title":{"rendered":"Vita e morte negli zoo"},"content":{"rendered":"<h2>Vita e morte negli zoo: &#8220;solo quando muore, per un animale si apre la gabbia&#8221; [1]<\/h2>\n<h3>Un testo di Annamaria Manzoni, psicologa, per capire su quali dinamiche, esplicite o sottintese, si inserisce il concetto di zoo, dalle origini ai giorni nostri.<\/h3>\n<hr \/>\n<p><strong>La notizia arriva dalla Germania ed \u00e8 Verena Kaspari, direttrice dello zoo di Neumunster, a darla<\/strong>: dati i mancati introiti causati dalla chiusura degli zoo per la pandemia in corso, dal momento che gli animali, coronavirus o no, devono pur mangiare, <strong>si prospetta come soluzione che un certo numero di essi vengano dati in pasto ad altri<\/strong>, prescelti per la salvezza, che cos\u00ec non moriranno di fame. La direttrice non manca di definire spiacevole la soluzione, ma, al di l\u00e0 dell\u2019esternazione di sofferti stati d\u2019animo, n\u00e9 da lei n\u00e9 da nessun altra autorit\u00e0 proviene riflessione alcuna sullo stato delle cose e la sua origine.<\/p>\n<p>Poco da stupirsi: i disastri che accompagnano il <strong>Covid-19<\/strong>, per quanta apprensione suscitino per le vittime umane (di quelle nonumane in genere si parla poco, ma per lo pi\u00f9 niente), non suggeriscono domande necessarie: nello specifico quel <strong>\u201cChe ci faccio qui?\u201d<\/strong> che ogni singolo animale dello zoo avrebbe il diritto di porre, dal luogo dove di certo non dovrebbe essere.<\/p>\n<h3>Una breve storia<\/h3>\n<p>La risposta gli umani dovrebbero saperla dare, avendo avuto tanto tempo per pensarci, visto che sono centinaia se non migliaia di anni che gli animali li costringono l\u00ec, da quando gli <strong>egizi insediarono i primi zoo<\/strong>, seguiti poi dai <strong>greci<\/strong>, che insegnarono a leoni, orsi, cavalli a danzare, inchinarsi e fare giochi di abilit\u00e0, e inventarono i primi serragli itineranti. <strong>Roma<\/strong>, non per niente caput mundi, non si accontent\u00f2 e impieg\u00f2 gli animali prigionieri in lotte atroci quanto creative, che coinvolsero nelle carneficine umani e nonumani: 11.000, ricordano gli storici, gli animali uccisi al Colosseo giusto per festeggiare degnamente i successi militari dell\u2019imperatore Traiano, che quanti umani aveva ucciso con precisione non \u00e8 dato sapere, ma di certo si era dato da fare: l\u2019attrazione per sangue e morte, alimentata nel corso delle guerre, strabordava e celebrava se stessa, tanto che i cittadini romani erano se mai disposti a rinunciare al \u201cpanem\u201d ma non ai \u201ccircenses\u201d: siccome poi l\u2019assuefazione col tempo rendeva le esibizioni sempre meno strabilianti, per risvegliare un piacere che andava assopendosi, \u201cveniva escogitato ogni genere di atrocit\u00e0: e allora si potevano incatenare insieme un orso e un toro per godersi lo spettacolo.\u201d[1]<\/p>\n<p><strong>Con l\u2019avvento della cristianit\u00e0<\/strong> andarono lentamente a scomparire le uccisioni per puro divertimento tra gli uomini e, solo in parte, degli animali: non certo scomparvero sfruttamento, ridicolizzazione e umiliazione a loro danno da parte degli spettatori.<\/p>\n<h3>Tempi moderni<\/h3>\n<p>Da queste origini, gli zoo sono arrivati ai giorni nostri: solo nei migliori dei casi si sono trasformati nei bioparchi, capaci di offrire spazi pi\u00f9 ampi di quelli di una gabbia, ma sempre (salvo quelli nati come \u201csantuari\u201d per animali salvati da condizioni di prigionia) strutture dove gli animali vivono in ambienti, latitudini, contesti innaturali, ad esclusivo beneficio, essenzialmente economico, degli umani.<\/p>\n<h3>Non facciamoci mancare niente<\/h3>\n<p><strong>Per capire fino in fondo su quali dinamiche, esplicite o sottintese, si inserisce il concetto di zoo<\/strong>, \u00e8 illuminante ricordare che vi sono stati periodi, cronologicamente e geograficamente vicini a noi in modo imbarazzante, in cui gli zoo animali sono stati affiancati da <strong>zoo umani<\/strong>, in cui venivano rinchiusi ed esibiti altri \u201cdiversi\u201d[2] , diversi dal modello dominante del bianco occidentale: quindi uomini, donne e bambini in genere africani, perch\u00e9 il colore della pelle era sufficiente a destare interesse, ma anche persone fornite di caratteristiche anomale d\u2019altro tipo, come fu per esempio il caso della Venere Ottentotta, al secolo Sarah Saartjie, i cui fianchi larghi e natiche sporgenti catalizzavano curiosit\u00e0 certo non solo scientifiche.<\/p>\n<p>Insomma, servivano elementi che li rendessero fenomeni da esibire in gabbie o recinti, magari anche toccare, non nutrire per\u00f2: a Bruxelles (1897) un cartello, appeso alla gabbia dei congolesi, raccomandava e rassicurava: <strong>\u201cNon dare da mangiare ai negri: sono nutriti\u201d<\/strong>. Da non dimenticare nemmeno il caso famoso di <strong>Ota Benga<\/strong>, piccolo schiavo pigmeo \u201cimportato\u201d dal Congo da un missionario fino al Giardino zoologico di New York (1906), esibito nella casa delle scimmie, dove veniva pungolato tra le costole per vederne la reazione, mentre tutti ridevano di lui: fin\u00ec suicida, a fronte della morte da prostituta alcolizzata e devastata di Sarah.<\/p>\n<p>E non si tratta di casi isolati, perch\u00e9 <strong>questi strani umani furono esibiti nelle Grandi Esposizioni Internazionali<\/strong>: nel 1889 ( nel centenario della Rivoluzione francese combattuta al grido di Libert\u00e8, Fraternit\u00e8, Egualit\u00e8!!! Seguita dalla Dichiarazione dei Diritti dell\u2019Uomo), fu offerto a 32 milioni di visitatori lo show di un villaggio africano con selvaggi provenienti da varie parti del mondo cosiddetto sottosviluppato. A <strong>Parigi<\/strong> tra il 1877 e il 1931 ci furono ben 34 esposizioni antropozoologiche nel <strong>Jardin Zoologique d\u2019Acclimatation<\/strong>, che divenne il luogo simbolo delle esposizioni di esseri umani e contestualmente di decine di migliaia di animali. Lo status di questi ultimi variava a seconda dell\u2019interesse: nel corso delle guerre, per esempio, cessavano improvvisamente di essere specie preziose, da osservare ammirati, per essere uccisi e trasformati in cibo: del resto in ogni guerra hanno pagato prezzi inenarrabili, oltre che gli umani, tutti gli animali, senza che sia mai stato fatto il computo dei loro di morti, innocenti come i pi\u00f9 innocenti dei civili.<\/p>\n<p>Una tragica testimonianza la trasmette <strong>Edgardo Franzosini<\/strong> in un libro, il cui titolo, <strong>\u201c<em>Questa vita tuttavia mi pesa molto<\/em>\u201d<\/strong>,[3] sembra tagliato su misura su ognuno degli animali di cui parla: nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, per evitare problemi conseguenti agli incipienti bombardamenti, <strong>il direttore dello zoo di Anversa<\/strong> decide di fare uccidere preventivamente lo smisurato numero di animali rinchiusi, affidando la \u201cspaventosa faccenda\u201d ad un plotone di 50 uomini, che cominciano dagli uccelli, i quali strepitano impazziti nelle voliere; procedono ad un\u2019esecuzione in piena regola dell\u2019elefante con una decina di soldati disposti su due file, gli uni accovacciati, gli altri in piedi come nella pi\u00f9 precisa delle fucilazioni; per le antilopi si preferisce la baionetta, perch\u00e9 le munizioni \u00e8 meglio conservarle per gli animali pi\u00f9 grandi, senza che tuttavia sia risparmiata una agonia di molte ore al rinoceronte; e cos\u00ec via. Ultime le scimmie: assomigliano troppo agli uomini.<\/p>\n<p><strong>Cronache da un passato incivile?<\/strong> Non \u00e8 cos\u00ec: nel 2002 nel sud del Belgio si organizz\u00f2 un\u2019esposizione di pigmei, presto chiusa per l\u2019intervento delle organizzazioni umanitarie e nel 2005 ad Augusta fu inaugurato un Africa Village all\u2019interno di uno zoo, considerato il luogo migliore per trasmettere un\u2019atmosfera esotica.<\/p>\n<h3>Oggi<\/h3>\n<p><strong>Se gli zoo umani sembrano in esaurimento (ma non \u00e8 il caso di distrarsi troppo, visti i tempi), per gli animali le cose non sono cambiate<\/strong>: ancora la loro natura viene mortificata e controllata nei recinti e nelle gabbie, ad uso e consumo di un pubblico di solito distratto e superficiale.<\/p>\n<p>I cartellini con le spiegazioni sugli animali non vengono in genere lette, i visitatori sono attratti se mai dai cuccioli (motivo per cui gli animali vengono fatti riprodurre), mentre la gente passa pi\u00f9 tempo a discutere con i bambini, a cambiare pannolini e a mangiare che non ad osservare gli animali. In media 8 secondi davanti ad un serpente, 1 minuto davanti ad un leone: ci\u00f2 a fronte, da parte loro, di una vita intera in cattivit\u00e0, [4] in condizioni di sofferenza estrema. Sofferenza fisica, ma anche psicologica, esattamente come accade agli umani impediti a condurre una vita rispettosa delle proprie necessit\u00e0: gli studiosi parlano ormai di patologie psichiatriche, che si ritenevano esclusivo appannaggio umano, quali il <strong>Post-Traumatic Stress Disorder<\/strong>, collegato a situazioni di grave stress, riscontrato in elefanti e scimpanz\u00e8, che mostrano estrema ansiet\u00e0, quale conseguenza dell\u2019isolamento, dell\u2019incarcerazione, delle minacce di morte, dell\u2019allontanamento da conspecifici.<\/p>\n<p>Davvero non si capisce dove potrebbe essere reperito il valore educativo, sempre sbandierato, di strutture di questo genere. Dice bene <strong>Gay Bradswow<\/strong>, studioso di elefanti, quando afferma che \u201c<em>Gli zoo non sono pi\u00f9 educativi delle prigioni. Non c\u2019\u00e8 nulla di educativo. Diventeranno educativi quando non conterranno pi\u00f9 animali e si potr\u00e0 visitarli come si fa con Aushwitz, senza pi\u00f9 vedere i prigionieri, ma sentendo la presenza dei fantasmi degli animali che ci sono stati\u201d<\/em>. Quindi camminando tra gabbie finalmente vuote.<\/p>\n<p><strong>Intanto le gabbie vuote non sono e le cronache ci consegnano episodi che sono pugni nello stomaco<\/strong> di ogni persona pur se di sensibilit\u00e0 medio-bassa. Qualche flash: a <strong>Bagdad<\/strong>, dopo la caduta della citt\u00e0 nel 2003, quattro leoni impazziti per la fame scappano dallo zoo, dopo essersi aperti una via di fuga a zampate contro un muro di recinzione pericolante: abbattuti. A <strong>Tbilisi, in Georgia,<\/strong> a seguito di un\u2019inondazione una tigre albina fugge e la sua sorte \u00e8 segnata. In <strong>Germania<\/strong> ( 2015) \u00e8 un orango ad essere fucilato dopo avere tentato la fuga dallo zoo di Duisburg. E poi c\u2019\u00e8 <strong>Harambe<\/strong>, il gorilla ucciso nello <strong>zoo di Cincinnati<\/strong> per pagare la leggerezza colpevole di due genitori incapaci di badare al loro bambino di quattro anni, finito quindi nella gabbia: colpa che \u00e8 Harambe a pagare con la vita. Se questi sono fatti straordinari, discendono per\u00f2 dall\u2019ordinariet\u00e0: impossibile dimenticare <strong>Marius<\/strong>, il giraffino ucciso nello <strong>zoo di Copenghen<\/strong>, colpevole di risultare in sovrappi\u00f9 rispetto alla disponibilit\u00e0 di spazio, e per questo fatto a pezzi sotto gli occhi di bambini annichiliti e dato in pasto ad altri animali.<\/p>\n<p><strong>A volte l\u2019epilogo \u00e8 rovesciato<\/strong>: nel settembre 2016 \u00e8 un guardiano ad essere aggredito alle spalle, nello <strong>zoo tedesco di Munster da Rasputin<\/strong>, esemplare di tigre siberiana che evidentemente di avere un guardiano non travisava la necessit\u00e0; mentre nel luglio 2016 \u00e8 una lavoratrice del Parco Terra Natura, sulla costa orientale della <strong>Spagna<\/strong>, ad essere assalita e uccisa dalla tigre asiatica, uscita dalla porta della gabbia rimasta socchiusa. Si pu\u00f2 continuare: a pagare la terribile crisi economica che nel 2016 devasta il Venezuela, insieme a tutta la popolazione, sono gli animali rinchiusi a <strong>Caricuao, zoo di Caracas<\/strong>, dove gli animali muoiono di inedia l\u2019uno dopo l\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 esattamente in questa cornice che si inserisce l\u2019ipotesi di dare animali in pasto ad altri animali negli zoo tedeschi<\/strong>: niente di nuovo sotto il sole, dunque: solo l\u2019orrida ripetizione di qualcosa di pi\u00f9 e pi\u00f9 volte gi\u00e0 accaduto, oggi come ieri sdoganata grazie ad un meccanismo di giustificazione morale, a cui i dirigenti si appellano, ritenendo che il presunto stato di necessit\u00e0 cancelli le lor responsabilit\u00e0 per una scelta tanto sciagurata. E\u2019, molto banalmente, la teoria che il fine giustifichi i mezzi, teoria in nome della quale non bisogna dimenticare che le peggiori ignominie sono sempre state compiute.<\/p>\n<p><strong>Drammatico prendere atto di come la storia insegni ben poco, talvolta nulla, e i tanti \u201cMai pi\u00f9\u201d e \u201cNot in my name\u201d affinch\u00e8 gli orrori del passato non vengano ripetuti, si esauriscano in mantra carichi di emotivit\u00e0, ma privi della forza per diventare reale progetto di trasformazione.<\/strong><\/p>\n<p>Considerazioni generali che, applicate alla prigionia degli animali, dopo tante ignominie avrebbero dovuto semplicemente tradursi nella chiusura degli zoo. Il tutto invece \u00e8 stato sottoposto ad un processo di rimozione, tale per cui davanti a ci\u00f2 che oggi viene prospettato ci meravigliamo e inorridiamo come fosse la prima volta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un pensiero rassicurante quello rivolto alla nostra incapacit\u00e0 ad essere diversi da come siamo sempre stati: l\u2019attuale pandemia vede dilagare appelli ai buoni sentimenti, richiami al ruolo catartico delle difficolt\u00e0, pensieri al mondo nuovo che saremo pronti a costruire dopo avere toccato con mano l\u2019effimero che siamo.<\/p>\n<p>Se di male estremo \u00e8 piena la nostra storia, di male estremo contro gli animali \u00e8 stracolmo anche il nostro presente: non basterebbe l\u2019infinito tempo per riscattarci dalle colpe verso di loro, ma, caparbi, non ci sogniamo nemmeno di cominciare a farlo.<\/p>\n<p><em>Annamaria Manzoni<\/em><br \/>\n<em>Progetto Vivere Vegan Onlus<\/em><\/p>\n<h6>[1] Peter Singer, \u201c<em>Liberazione animale<\/em>\u201d, Net Milano 2003<br \/>\n[2] Si legga l\u2019ampia esposizione del problema in Viviano Domenici \u201c<em>Uomini in gabbia<\/em>\u201d. Il Saggiatore 2015<br \/>\n[3] Edgardo Franzosini, \u201c<em>Questa vita tuttavia mi pesa molto<\/em>\u201d . Adelphi, 2015<br \/>\n[4] Le informazioni, con relative fonti e indicazioni di ricerche, sono contenute in Mark Hawthorne, \u201c<em>Bleating Hearts<\/em>\u201d. Change Makers Books 2013.<\/h6>\n<h6>Foto di Thanapat Pirmphol da Pixabay<\/h6>\n<p style=\"text-align: center;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita e morte negli zoo: &#8220;solo quando muore, per un animale si apre la gabbia\u201d. 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